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Come nasce un campione del mondo

di GIAN CARLO CASORATI - Arcieri n. 4 settembre 2003

Michele Frangilli è nato l’1 maggio 1976 a Gallarate una cittadina di 47.000 abitanti in provincia di Varese a 40 chilometri a nord ovest di Milano. Il padre Vittorio e la madre Paola erano arcieri dal 1973 e Michele ha partecipato al suo primo Fita nella pancia della mamma che ha realizzato 961 punti al famoso Torneo Ambrosiano di Milano. Michele ha passato i primi mesi di età in carrozzina sui campi di gara mentre i genitori gareggiavano, e ha imparato a camminare sotto le tende che riparavano gli arcieri dal sole o dalla pioggia. Quando si cresce in questo modo l’evoluzione naturale è l’arco.
Il suo primo arco l’ha ricevuto all’età di 5 anni ma sino a 10 anni non ha tirato molte frecce. Nel 1986 a dieci anni cambia il suo primo arco con un Samich SMT 9 e incomincia a tirare con più frequenza gareggiando in competizioni per ragazzi. La sua prima gara ufficiale è stato un 900 Round alle distanze della sua età, il 4 maggio 1986. Era una brutta giornata con pioggia per tutta la gara e i giornali scrissero che quella pioggia era radioattiva in conseguenza dell’incidente alla centrale nucleare di Cernobyl.

Anni dopo quando Michele ha cominciato a rivelarsi un grande campione, si diceva che quella pioggia aveva creato un arciere mutante. L’anno dopo Michele è secondo alla fase regionale dei Giochi della Gioventù e va alla finale nazionale dove si piazza sesto. Nel 1988 non tira molto bene a causa di un brutto Target Panic e deve montare il clicker. Alla fine di quell’anno in inverno, all’età di 12 anni, il suo punteggio cresce velocemente sino a 540 che diventa 550 l’anno dopo. Ciononostante Michele non è il miglior arciere della sua età in Italia, ma ha tutte le caratteristiche per fare bene questo sport. Molti si chiedono quali caratteristiche devono avere i ragazzi per far sperare che possano diventare dei buoni tiratori.

Si è ormai visto che non devono essere ragazzi esageratamente estroversi, agitati e non devono amare particolarmente la compagnia. Meglio se solitari, meditativi, ragazzi che stanno bene per conto loro. Devono avere caratteristiche antropomorfiche che sono fondamentali e qui uno ce le ha o non ce le ha, tenendo però conto che se si inizia in tenera età, una buona parte delle misure si aggiustano da sole. Capacità di coordinamento che si vedono subito. Michele aveva da piccolo tutte queste caratteristiche e voleva assolutamente arrivare a fare il risultato.

La sua è stata un’evoluzione continua dovuta alla capacità di applicarsi con costanza. A 13 anni ha avuto la fortuna di andare all’estero e conoscere cos’è l’arcieria, mentre in Italia nessuno era in grado di insegnare con metodi moderni il tiro con l’arco. Va con il padre ai Mondiali Targa di Losanna ‘89 per vedere e studiare le tecniche di tiro dei migliori. In quell’occasione l’Italia fece una delle peggiori figure, e ricordo di aver visto il Commissario Tecnico di allora, Gerda Lorenz, aggrappata alla rete del campo di gara piangere disperata.

Nella desolazione dei risultati degli azzurri, padre e figlio, muniti di telecamera, carta e penna, prendevano nota delle attrezzature e del modo di tirare dei 24 finalisti. Inoltre parlavano a lungo con gli americani, annotando ogni cosa.
Tornato a casa Michele viene reimpostato drasticamente in base a quello che si era visto fare dai migliori. A questa prima svolta, sul modo di tirare di Michele, ne segue una seconda dopo il viaggio ai Mondiali del 1991 a Cracovia dove lo studio e l’analisi vengono approfondite ulteriormente.
Negli stessi anni gli americani vengono a fare l’Ambrosiano a Milano. Il giovane Allen Rasor (primo nel Fita di qualificazione del Mondiale di Losanna) era nella piazzola a fianco a quella in cui tirava il padre Vittorio che ha così la possibilità di studiarlo e parlargli. Il sedicenne Rasor si può considerare il primo grande tiratore che si sia visto adottare coscientemente la spinta di sinistro. Il primo in assoluto fu Mc Kinney, ma lo faceva senza accorgersene, mentre Rasor fu preparato ed addestrato a uscire dal clicker con il braccio dell’arco. Vittorio lo studia per tutto il Fita e immediatamente reimposta Michele che a quell’Ambrosiano non partecipava perché ancora troppo giovane.

Dopo alcune settimane Michele esce dal clicker spingendo di sinistro. L’anno dopo tirando in quel modo migliora il record italiano Fita alle sue distanze con 1340 punti. In agosto partecipa con altri giovani ad una trasferta in America nell’Ohio organizzata dal Comitato Regionale Lombardo. Questi Campionati americani si svolgono con un doppio Fita seguito da un Grand Fita Round e vi partecipano anche i coreani. È una competizione ad altissimo livello in cui si battono alcuni record mondiali fra cui un favoloso 1370 della Lee Eun Chung. Michele tira nella classe junior realizzando 1145 + 1170 punti che gli procurano la stella Fita dei 1100. Gli americani chiamano che gli altri non possono fare. Per cui mette a punto un sistema per selezionare le frecce. Da un grande numero di frecce Ace, dopo una serie di test, si ricavano quelle da usare in gara (sistema che ho pubblicato su queste pagine sul numero 5 del 1996 assistendo ad un test completo “Italia” questa squadra di giovani lombardi che tirano in piazzola tra gli americani Eliason, Mc Kinney, Barrs e i coreani.

Una sequenza del rilascio di Michele FrangilliNel 1991 Michele che è ancora allievo entra nella nazionale giovanile partecipando alla Junior Cup e vince il Campionato Nazionale classe allievi. Nel 1993 vince la medaglia d’argento di squadra con Bisiani e Tognini al Campionato Mondiale Juniores di Moliet. Dopo Moliet il padre gli accorcia le frecce di mezzo pollice, tagliandole a 29,6 pollici misura che diviene definitiva e conserva tutt’ora. Con quest’ultima sistemazione nel 1994 supera i 1300, con i 90 metri, primo junior italiano e si qualifica per gli Europei targa nella nazionale superiore. L’impostazione di tiro praticamente non cambia più, mentre si portano miglioramenti ai materiali.
Nel 1994 il padre si accorge che il punto debole di tutto il sistema meccanico dell’arco sono le frecce. Si accorge cioè, osservando in particolare modo i tiratori americani, che chi ha le frecce di un certo livello raggiunge risultati svolto proprio da Frangilli). Era un sistema di cui nessuno parlava a quei tempi, ma che i grandi tiratori già adottavano.
Il 1994 è un anno incredibile per Michele. Si qualifica per disputare gli Europei Targa a Nymburk nella nazionale superiore, si qualifica per i Mondiali Campagna a Vertus e i Mondiali Juniores a Roncegno. Gli Europei Targa segnano una svolta per la nazionale azzurra che è completamente rinnovata con l’ingresso dei giovani. Parenti risulta l’unico sopra i 18 anni. In agosto ci sono i Mondiali Juniores a Roncegno. La competizione inizia con il Fita di qualificazione e alle lunghe, il primo giorno, Michele non tira bene e risulta il quarto degli italiani, ultimo dietro Tognini, Bisiani, e Sgarito, e quindi si pensava che non avrebbe tirato nella prova a squadre. Ricordo però che alla sera di quella brutta giornata dichiara ai compagni di squadra, ai tecnici e al padre che l’indomani ai 50 e 30 metri avrebbe fatto 340 e 350 punti e sarebbe rientrato in squadra. Nessuno ci crede. E invece succede l’incredibile 341 ai 50 metri, nuovo record del mondo e 350 ai 30 metri, punteggi che lo reintroducono in squadra al secondo posto.

Tirando a questo livello porta la squadra alla medaglia d’oro davanti alla Corea con record del mondo, 248 punti con 27 frecce. L’anno dopo nel 1995 Michele è ormai a livelli mondiali ma nessuno prevede quello che sarebbe poi diventato. Al Grand Prix di Ginevra, valido per la qualificazione ai Giochi Olimpici di Atlanta, Bisiani fa uno strepitoso 1340 e Michele a ruota un 1329 che lo piazza al terzo posto alla pari con uno sconosciuto allora ragazzo francese, Lionel Torres, che vince il Grand Prix. In quel periodo Michele ha un problema ai tendini delle dita del rilascio che in parte risolve con un guantino sotto la pateletta che conserva sino all’agosto del 1998. L’anno dopo con il secondo posto di squadra dietro la Corea, al Mondiale di Jakarta, l’Italia si qualifica per i Giochi Olimpici.
A novembre dello stesso anno stabilisce il nuovo record del mondo indoor ai 25 metri con 593 punti ma dopo pochi mesi l’anno olimpico inizia male. Rimane fuori dalla squadra agli Europei Indoor per una brutta prestazione ai Campionati italiani indoor causata da un’influenza. In aprile partecipa a un Fita organizzato esclusivamente per i nazionali per selezionare i componenti della squadra per i Giochi Olimpici di Atlanta e realizza un risultato che stupisce tutti i tecnici presenti, 1364 punti di cui se ne parlerà a lungo. È stata una giornata incredibile in cui tutti i nazionali hanno superato i 1300.
In quell’anno Michele vince il circuito del Grand Prix costituito da tre gare in Europa. Ai Giochi Olimpici di Atlanta chiude la prova di qualificazione con un risultato che lo rende famoso, non solo nel mondo dell’arco. Si piazza al primo posto nel 70 metri Round con 340 più 344 punti, record olimpico seguito da un altro record (170 punti) nello scontro, sotto la pioggia, contro il temibile Zabrodski.

Tutti lo danno per candidato alla vittoria olimpica ma nello scontro con l’americano Justin Huish pareggia 112 a 112. Tira la prima freccia di spareggio 10 a 10. La seconda 9 a 10 perdendo per meno di un centimetro la possibilità di andare in finale per l’Oro che va proprio all’americano nell’unico giorno di gloria della sua strana carriera arcieristica. Huish, comparso come una meteora, sparisce poi definitivamente dopo un serie di deludenti prestazioni.
Nella prova a squadre arriva la medaglia di Bronzo, con Parenti e Bisiani.

Per preparasi ai Giochi Olimpici Michele aveva abbandonato, in aprile, la scuola. Ci tornerà l’anno dopo diplomandosi in elettronica. A quel livello o si studia o si tira e quindi nel ‘97, appunto per diplomarsi non partecipa ai Grand Prix, ai Giochi del Mediterraneo e al Campionato Europeo Campagna che si svolgeva ad Ardesio in un percorso che conosceva molto bene e dove aveva sempre vinto.

Immediatamente dopo gli esami, va di sua iniziativa ai Campionati Nazionali Americani Targa dove si piazza al secondo posto. Dagli Stati Uniti raggiunge la squadra in Canada per i Mondiali Targa di Victoria dove, negli scontri, è eliminato dal giapponese Uemura.

Il resto è storia recente che tutti conoscono. Vince il Campionato Europeo Campagna del 1999 e due Mondiali Campagna di seguito, nel 2000 e nel 2002, l’Argento olimpico di squadra a Sydney con Di Buò e Bisiani. Vince un altro Mondiale agli Indoor 2001e gli Europei Targa nel 2002. Per due volte risulta al primo posto nella Ranking List mondiale. Nel 2001 fissa i due record mondiali dei 25 e 18 metri a 598 e 597 punti e finalmente nel 2003 arriva la vittoria più attesa e importante, quella mai ottenuta in precedenza da un italiano, la vittoria di un Mondiale Targa con l’arco olimpico. Ora a Michele manca solo l’Oro ai Giochi Olimpici.

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